Visualizzazione post con etichetta Made in Italy. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Made in Italy. Mostra tutti i post

lunedì 20 febbraio 2012

Il “Made in Italy” e il suo valore

Ho guardato ieri sera la puntata di Presa Diretta e mi sono commossa per la sorte delle operaie della Omsa di Golden Lady. Conoscete la vicenda?
Fino a qualche anno fa, lo stabilimento Omsa di Faenza dava lavoro a oltre 300 operaie. Dal 2005 la casa madre Golden Lady ha deciso di spostare la sua produzione di calze e collant in Serbia, dove la manodopera costa meno di un quarto rispetto a quella italiana e dove gli incentivi statali premiano le imprese straniere che investono e assumono in loco. Certo è una scelta imprenditoriale che non si può biasimare: il profitto non deve assolutamente essere demonizzato, ma così le operaie italiane della Omsa da tempo sono in cassa integrazione, alla fine della quale perderanno il lavoro e lo stipendio.

Così mi sono interrogata sul valore del “Made in Italy”. Voi cosa ne pensate?
Ritenete che sia davvero un “plus” per un prodotto? Una garanzia di qualità, di artigianalità, di buon gusto estetico, di cose ben fatte? Oppure è solo sinonimo di prodotto più costoso?

Non è indicato il "Made in"

Anche qui nessuna indicazione sul "Made in"
 Io penso che dietro ad un prodotto “Made in Italy” c’è un imprenditore che ha avuto un’idea e ha assunto dipendenti che realizzano quell’idea con competenza e professionalità, mantenendo così tutte le loro famiglie.
Il "Made in Italy" è evidente in basso a sinistra 


Il "Made in Italy" è specificato in basso a destra

Mentre dietro al “Made in China” o al “Made in Serbia” ci sono aziende anche italiane che producono all’estero, e lavoratori italiani in cassa integrazione o che hanno perso il lavoro.

A volte, anche con un banale acquisto, come quello di un collant, si possono fare scelte importanti.  Ci avevate mai pensato?